Fanfare …. Jonathan Wilson

Dopo il sorprendente “Gentle Spirit” del 2011 Jonathan Wilson va oltre e stupisce ancora. Il nuovo Album “Fanfare“, come il precedente, è completamente fuori dal tempo, immerso nelle sonorità tipiche anni ’70. Provate a farlo sentire senza dire nulla ad un reduce di Woodstock e penserà di averlo perso nei meandri degli scaffali dei negozi di dischi di quel glorioso periodo.

wilson_fanfare

Ma chi è Jonathan Wilson? Questa è la domanda che vi verrebbe posta. Bene, la risposta dovrebbe essere: “un ragazzo americano classe ’74”
Aspettatevi un “ma che cazzo dici? Mi prendi per il culo?”
A quel punto sarete costretti a dire che il “ragazzo” si chiama Jonathan Wilson e suona chitarre, piano, tastiere, batteria … multistrumentista, il quale ha pubblicato nel 2013 questo album composto, prodotto, registrato, arrangiato e mixato da lui in persona. Come se non bastasse, nel disco compare chi a Woodstock era protagonista o comunque annusava già quell’aria … David Crosby, Graham Nash e Jackson Browne.

Rispetto al lavoro precedente, Jonathan esce dai dintorni di Laurel Canyon (strada che attraversa le colline di Hollywood e Los Angeles, rifugio della cultura alternativa e musicale anni settanta) per trasferirsi in una Londra post Beatles e pre Pink Floyd, pullulante di psichedelica e Rock progressivo. Infatti l’attuale suono racchiude una moltitudine di influenze di quegli anni. Una sorta di West Coast Music seventy amalgamata al sound Rock Psichedelico e Progress tipicamente English. I riferimenti rimangono solidamente in mano ai grandi del genere, ovvero: Crosby Stills Nash & Young, Joni Mitchell, Jackson Browne, The Byrds, Chris Hillman, Gene Clark, Michael Clarke, Roger McGuinn, Frank Zappa,  Bonnie Raitt, John Hall, The Doobie Brothers, ma anche Springsteen, The Doors e molti altri artisti che transitavano quei mitici luoghi. Da questo ambiente prese forma il mitico progetto “No Nuke” per intenderci. In suoni in Fanfare, oltre ad essere influenzati dagli artisti appena menzionati, si scorgono chiari riferimenti ai Beatles del periodo Revolver/Abbey Road e ai Pink Floyd pre The Wall.

Veniamo all’album …. Inizio dai suoni epici con “Fanfare” e non poteva esserci titolo ed inizio più azzeccato. Sperimentale !!!

Dear friend” inizio da altri tempi, tra Beatles e suoni inizio anni ’70 alla CSN&Y e Traffic con qualche momento alla Eagles del periodo “Desperado“. È un pezzo lungo con una splendida parte strumentale finale perfettamente collocata nel periodo Psichedelico e progress della West Coast … ma non solo. Variegata !!!

Con “Her Hair is Growing Long” sembra di sentire una suite alla David Crosby, amico di Wilson che sentiremo collaborare direttamente più avanti in questo lavoro. Track prevalentemente acustica, suonata in maniera cristallina e intimista. Remember … !!!

Arriva il momento del Rock con “Love to Love” e siamo nell’emisfero Tom Petty. Track con ritornello orecchiabile e ottimi cambi di ritmo. Splendida !!!

Non facciamoci fuorviare dal titolo, “Future Vision” rientra nelle sonorità generali dell’intero album con barlumi di “Abbey Road” e Floyd . Prevalentemente mi riportano al sound tipico dei 10cc. Grandissimo pezzo dai molteplici cambi di sonorità e dai svariati colori. Past to present !!!

Moses Pain” ha ospiti illustri … Jackson Browne e Graham Nash, due tra le voci più caratteristiche di quel periodo e non solo. Il brano sembra uscire tra i solchi perduti di un album di Browne. Il finale è da Eagles. Quasi imbarazzante il ricordo a “Desperado”. Bellissima !!!

L’acustica “Cecil Taylor” sembra composta da David Crosby. Proprio per questo compare David con l’amico fidato Graham per restituire le perfette sonorità cara a CN di quel mitico periodo. Lunga e dalla struttura diversificata rappresenta il capolavoro dell’album. Cristallina e delicata … il brano più riuscito. Magistrale !!!

Illumination” apre alla memoria di band come The Black Crowes. Forse per l’uso di effetti dipo wah wah o per suoni sporchi quel tanto che basta. Distorta !!!

Ora ho capito … il riferimento ai Pink Floyd nasce anche per la somiglianza della voce e del cantato tra Jonathan ed il buon Roger Waters. In “Desert Trip”  si nota in maniera più palesata. Evocativa !!!

Fazon” mostra evidenti influenze e strizza l’occhiolino alla Steve Miller Band. Suoni puliti e fiati in bella evidenza. Molto orecchiabile … vi metterete a cantare anche voi “Fa fa fa fafafafazon fazon fazon” Un sicuro brano da classifica …. 30 anni fa. Interessante !!!

Continuando il cammino già intrapreso dal precedente album del sound tipico del Laurel Canyon, ci imbattiamo in “New Mexico“. Sarebbe perfettamente plausibile in un primo album di Eagles (On the Border) come in quello dei migliori Traffic (John Barleycorn Must Die) oppure di CSN&Y (Déjà vu) anche se il solo di chitarra ricorda David Gilmour. A mio personale parere, la track migliore dell’album. Grandiosa !!!

Lovestrong” altro capolavoro. Lunga e con divagazioni sonore e strumentali di notevole impatto. Uscendo dal seminato, quasi alla Pink Floyd. Intensa !!!

Conclude il lavoro “All the Way Down“, un brano impegnativo dalle sonorità più classiche e intense. Impegnativa !!!

Musica sicuramente derivativa, ma non copiativa ….. magari commemorativa, evocativa di un periodo ben preciso e irripetibile . Di questi tempi averne di album di questo tipo e con questa levatura. La partecipazione dei suoi colleghi … i mostri sacrei, deve essere sicuramente il giusto riconoscimento al cammino di questo artista.
Un insieme di tante influenze … molta unicità. Lunga vita al Rock californiano, al sound West Coast seventy, in attesa della prossima sicura sorpresa. Segnatevi questo nome … Jonathan Wilson.

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